REGIONE, SICUREZZA, DE CORATO: DOPO ARRESTI A BERGAMO PER RACKET ALBANESE-RUMENO E TRATTA DONNE, ABO

Un’altra triste storia, questa volta arriva dalla bergamasca. Giovani ragazze rumene portate in Italia con l’inganno, con la promessa di una vita agiata, costrette invece a prostituirsi per strada. L’indagine della Dda di Brescia che ha portato all’arresto per induzione alla prostituzione e tratta di esseri umani di otto persone, tutte di nazionalità rumena, è cominciata grazie alla denuncia alla Polizia del Paese d’origine, di una delle ragazze sfruttate. A gestire l’organizzazione criminale un rumeno di 43 anni, il cui braccio destro era una giovane 25 enne, sua connazionale. Purtroppo succedono parecchi casi simili. Per fare qualche esempio, a luglio, è finita in manette una 44enne nigeriana, a capo di un'organizzazione "familiare", ritenuta responsabile di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione. Anche in questo caso, le ragazze venivano attirate dall’Africa in Italia con la promessa di gestire un negozio. Oppure i centri massaggi cinesi, spesso rivelatisi vere e proprie case di appuntamento nelle quali giovani ragazze asiatiche si prostituivano. È davvero triste e deve far riflettere il fatto che nel 2019 ci siano ancora, nel nostro Paese, ragazze, in taluni casi davvero molto giovani, ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi.

DATI RICERCA MAFIE UNIVERSITÀ MILANO-Dalla ricerca sulle mafie dell’università di Milano è emerso che oggi le donne nigeriane ed est-europee, controllate soprattutto dagli albanesi, appaiono in netta superiorità numerica nel mercato della prostituzione outdoor, ma occupano una posizione rilevante i clan cinesi, rumeni e sudamericani. Come in questo caso la malavita Albanese riceveva il pizzo da quella rumena per controllare la piazza della prostituzione. I clan rumeni hanno assunto rilevanza non solo come procacciatori di donne ma anche come protagonisti nel mercato italiano, a tal punto che hanno promosso rotte e modalità di sfruttamento alternativo. Le specificità del racket rumeno sono da ricercarsi: nelle pratiche di assoggettamento basate non solo sulla coercizione violenta e psicologica ma anche su false promesse e forme di consenso; nelle forme di controllo indiretto affidato ad alcune prostitute; nella significativa presenza di una quota di prostituzione minorile e maschile; nel coinvolgimento di soggetti esterni alla rete di sfruttamento per alcuni servizi, come ad esempio l’accompagnamento delle ragazze in strada. In ogni caso, seppur la presenza della criminalità rumena sembri intensificarsi sempre più, i gruppi albanesi rimangono dominanti in Lombardia e nel Nord Italia in generale.

RUMENI, ALBANESI, CINESI, NIGERIANI E SUDAMERICANI IN LOMBARDIA- I Paesi di origine di questi clan malavitosi sono anche quelli dai quali proviene la maggior parte dei regolari e dei clandestini presenti nella nostra Regione. In Lombardia, al primo posto dei Paesi di origine degli stranieri regolari, c’è la Romania con 172.045 persone. Seguono al terzo e quinto posto l’Albania con 92.565 regolari e 8.890 clandestini e la Cina con, rispettivamente, 66.618 e 6.910 cinesi. Poi ci sono 14.147 stranieri provenienti dalla Nigeria e 4.220 clandestini. Infine sul nostro territorio regionale sono presenti 12.120 irregolari dal sudamerica e 110.812 regolari.

DISCIPLINARE FENOMENO PROSTITUZIONE- Finché non si disciplina il fenomeno della prostituzione, riaprendo le case chiuse e abolendo così la legge Merlin del 1958 , il problema non sarà mai risolto. Durante la XVI legislatura, precisamente il 5 maggio del 2008, alla Camera dei Deputati presentai una proposta di legge per apporre modifiche al codice penale, alla legge 20 febbraio 1958, e altre disposizioni in materia di prostituzione. Tra queste prevedevo di costituire una cooperazione tra le varie prostitute, sotto controllo della Questura e delle ATS per gestire la prostituzione in casa.

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