PAKISTAN, DE CORATO: INDAGATI PARENTI SANA CHEEMA PER OMICIDIO, BENE PROCURA DI BRESCIA. IMPORTANTE

Anche se a metà febbraio gli unici indagati per la morte di Sana Cheema erano stati assolti dal Tribunale Gujarat di per mancanza di prove, fortunatamente, questa mattina il Procuratore generale di Brescia ha iscritto nel registro degli indagati il padre, lo zio e uno dei fratelli con l'accusa di omicidio. Menomale che ci sono magistrati come lui, che decidono in nome della giustizia di perseguire, pur sapendo, magari, che difficilmente questi assassini torneranno nel nostro Paese o verranno espatriati in caso di condanna. Il segnale che dà Dell’Osso oggi è forte e va nella giusta direzione: ogni donna, in Italia, deve avere giustizia. Giustizia che però in Pakistan, come dimostrato dai fatti, non hanno. Le donne per la sharia islamica sono solo degli ammennicoli e di questa cosa se ne dimenticano molti, a cominciare dalle femministe in rigoroso silenzio oggi come allora. La vicenda di Sana apre ancora gli occhi su come viene trattata la donna nel mondo islamico e come lo stesso mondo giustifichi e tolleri episodi come questo. Una ragazza viene massacrata dalla propria famiglia, perché “colpevole” di essersi integrata a Brescia, dove ha studiato e lavorava, ed essersi innamorata di un ragazzo italiano, senza piegarsi alla volontà dei parenti che avrebbero voluto venderla in sposa ad un loro connazionale. Il governo italiano s’impegni a supporto della futura richiesta di estradizione affinché scontino la pena che meritano.

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