EXPO, DE CORATO: A 25 ANNI MANI PULITE NON E' CAMBIATO NIENTE, QUADRO DESOLANTE. DECINE GLI INDA

“A 25 anni da Mani Pulite non è cambiato nulla: lo dimostra l'ultimo atto di citazione da parte della procura generale della Corte dei Conti nei confronti dell'ex manager di Expo Antonio Acerbo. E lo dimostrano tutte le indagini precedenti, che hanno mostrato un quadro desolante. E meno male che doveva esserci Sala a far filare tutto liscio!

PRIME INDAGINI - La lista è lunga. Nel 2014 le prime i primi a cadere nella rete di indagini sono il manager di Infrastutture Lombarde Angelo Paris, Gianstefano Frigerio, Primo Greganti, Sergio Catozzo, Luigi Grillo, Enrico Maltauro, Antonio Giulio Rognoni. L'anno dopo, in una seconda ondata, finì sotto inchiesta e poi fu arrestato Antonio Acerbo, ex responsabile dei lavori per il Padiglione Italia e per il progetto Vie d’acqua. Con lui, gli imprenditori coinvolti: il cugino di Enrico Maltauro, Domenico, e Andrea Castellotti.

PM DI FIRENZE SU TAV ED EXPO - Parte poi una seconda inchiesta, aperta dai pm di Firenze per appalti truccati relativi a Tav ed Expo. Tra i personaggi coinvolti Ercole Incalza, in passato al vertice del Ministero delle Infrastrutture, e il suo collaboratore Sandro Pacella, gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, l’ex sottosegretario ai Trasporti Rocco Ghirlanda, l’ex presidente dell’autostrada Sat Antonio Bargone, l’ex deputato Stefano Saglia, l’ex presidente del Ppe Vito Bonsignore. E ancora, diversi amministratori locali e manager come Maurizio Gentile, Furio Saraceno, Luigi Fiorillo, Angelo Caridi, Giandomenico Ghella, Giulio Burchi, Pasquale Trane e Giovanni Li Calzi.

NOLOSTAND - Nel 2016 è la volta di un'inchiesta della Dda con al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa. Viene commissariata la Nolostand del gruppo Fiera di Milano e finiscono in manette, tra gli altri, il presidente di Dominus Scarl Giuseppe Nastasi, il suo collaboratore Liborio Pace e l’ex presidente della Camera Penale nissena Danilo Tipo.

L'OMBRA DELLA 'NDRANGHETA - Non solo. I padiglioni della Cina e dell’Ecuador sarebbero stati realizzati dalla ‘ndrangheta. L’ombra delle cosche sull’Expo emerge nell’operazione Rent della guardia di finanza calabrese che ha sequestrato beni per oltre 15 milioni di euro alle famiglie mafiose Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e Piromalli-Bellocco di Rosarno. La Dda reggina contesta agli indagati i reati di associazione mafiosa, riciclaggio, estorsione, induzione alla prostituzione, detenzione illecita di armi da fuoco con l’aggravante del metodo mafioso.

INDAGATO SALA - Infine Giuseppe Sala viene indagato lo scorso dicembre: l'inchiesta riguarda la realizzazione della Piastra All'allora numero uno di Expo e agli altri indagati è contestato tra l'altro di non aver fatto le necessarie verifiche di congruità sull'offerta, aggiudicata con un ribasso del 42% a un ammontare "non idoneo neppure a coprire i costi". Inoltre il Nucleo anticorruzione della Gdf, su delega dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) presieduta da Raffaele Cantone, ha acquisito atti e informazioni sulle gare d’appalto relative a 16 milioni di euro di fondi Expo stanziati e spesi per servizi telematici e infrastrutture informatiche per il Tribunale di Milano.

E' un quadro desolante e probabilmente neanche è completo. Di sicuro tra qualche mese si saprà delle indagini su Sala, il numero 1 di Expo, “premiato” per il suo ottimo lavoro all'Esposizione con la carica di sindaco”

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